TOUJOURS PARIS

Tippete e Oppete sono andati una settimana a Parigi.

Il gigantesco pitecantropo, insieme alla megantropa con cui si accoppia, mi ha spiegato nel suo gutturale linguaggio (in traduzione simultanea effettuata cortesemente dalla sorella Anaconda) che una visita alla capitale francese costituiva elemento insostituibile del suo excursus professionale.

Io, pur non riuscendo a intravedere relazioni tra l’attività di commercialista o di fattorino di pizze e la Ville Lumiere , alias Parigi, mi sono astenuto da qualsiasi commento e li ho accompagnati più che volentieri al treno.

Mentre, tra la disperazione dei ferrovieri, i due megantropi giocavano con i trenini , ho contrattato con il capostazione una modifica dei biglietti (acquistati via internet) che permettesse ai colossi di dormire in due vagoni container debitamente predisposti (nei vagoni cuccetta non era proprio possibile farli entrare).

Mi hanno festosamente salutato, mentre, con le zampette fuori dal vagone, imprimevano al treno, come fosse un monopattino, una mostruosa velocità.

Sono tornato a casa tutto contento.

I due mostri si comporteranno certamente bene e non ho alcun timore per la Loro incolumità personale (al massimo resteranno delusi dalla fragilità della Torre Eiffel e dalla piccolezza di EuroDisney).

Presentivo che l’idea di non vedere per un po' il mio gigante prediletto e la sua spaventosa partner mi avrebbe dato una certa melanconia.

Non sentire tremare il palazzo (ed il quartiere!) ai suoi balzi scherzosi probabilmente mi avrebbe reso anche lievemente ansioso.

Però...!

Non è una cosa bella da dire, è vero,...ma ora sono tutti cazzi dei francesi!

 

Genova, ottobre 1998

 

MC/



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